Testo critico del Prof. Paolo Levi tratto dal filmato-documentario (“Paolo Levi incontra Paolo Pezzato” 2014) sulle opere lignee di Paolo Pezzato
Quando penso alla ricerca di Paolo Pezzato subito mi vengono in mente i pezzi di “Genesi”, capitolo 1 e, soprattutto, il verso 1 “E all’inizio era il caos”. Da vicino siamo ingannati e abbiamo esattamente questa costante frantumazione… e poi, allontanandosi, abbiamo il miracolo, il ritorno dell’unità, della ricostruzione e della riconciliazione dei vari elementi, perché Pezzato distrugge ma distrugge per ricostruire, per dare un senso alla figura, alle sue figure. Il Cristo (riferito all’opera Gesù di Nazareth), è un Cristo proletario, un Cristo povero che ha un manto sul capo e quindi questo pezzo, questo “gioiello”, che dico una decomposizione ricomposta, è un” gioiello” perché c’è tutta la sensibilità di Pezzato che ha tramutato questo Gesù in una preghiera. E’ un Artista contemporaneo che opera nella totale essenzialità con il legno che è povero ma questo materiale povero lui lo esalta con questi fondi neri, lo esalta con il colore e la tinta del pioppo vergine e neutrale. Pezzato cerca esattamente, come Diogene, l’Uomo e la magia di Pezzato è proprio questa: ha saputo interpretare il dramma interiore di questo attore (riferito all’opera “Il Postino” - Massimo Troisi), con pochi pezzi impaginati sul fondo nero al punto tale che anche lo psicologismo, la psicologia di questo attore noi la possiamo afferrare immediatamente. E quindi c’è da chiedersi se quest’opera di Pezzato abbia una sua “sacralità”. Pezzato è un poeta. Ha una sua carica religiosa assolutamente inedita.

E lui, grazie al legno, ritrova se stesso, tagliando, segando, pulendo, distruggendo, in un’operazione astratta, direi quasi drammatica, di totale dissolvimento.
E’ un lavoro di una delicatezza pazzesca perché dalla sua fragilità immaginifica egli, quasi come un’intima preghiera, cerca di ricostruire l’invisibile del caos rendendolo visibile. L’arte di Pezzato è proprio questa: di saper cogliere, prima smembrando e poi riunendo, la santità di ogni cosa” (Viterbo, 26 giugno 2013).
“Non ci si ferma a pregare subito davanti alle sue opere – ha detto Paolo Levi che ha incluso Pezzato anche nelle sua attività editoriali circa i pittori contemporanei – ma ci si fa il segno della croce quando si ha consapevolezza”. E’ quando l’arte incontra la Fede che accade il miracolo, nel connubio della pittura e scultura, ove il taglio naturale ed artigianale del legno operato da Pezzato, restituisce la realtà, dalla complessità alla leggerezza ed eleganza, dall’avvicinamento, all’allontanamento, dalla dissoluzione all’unità, dove avviene il mistero “dell’accordo con la lontananza e la certezza della vicinanza”, nella riconciliazione con Cristo, con cui alla fine Pezzato è stato in simbiosi nella malattia, con Cristo Risorto, con il Creatore ed il Creato.