recensioni

sandro serradifalco

SERRA INTERNATIONAL ITALIA.
Commento di Sandro Serradifalco alla motivazione della premiazione di Paolo Pezzato in occasione della manifestazione “Contemporanei nella città degli Uffizi”:

I lavori di Paolo Pezzato si distinguono per la complessità di un comporre che si risolve in leggerezza ed eleganza.
Il Maestro calibra sapientemente la tensione tra lo sfondo nero e gli elementi lignei che emergono dando solo l’idea del soggetto rappresentato, lasciando alla mente ed alla fantasia dell’osservatore il compito di completare l’immagine.
L’Artista dà vita a una lettura liricamente sospesa del reale: con il suo linguaggio espressivo assolutamente originale, riesce a creare un sottile gioco di contaminazioni tra spazio, forma, colore e materia laddove tutto si frantuma animato da un’energia aggraziata.
L’osservatore riesce a percepire il mondo filtrato dallo sguardo dell’Artista, a penetrare nella sua soggettività, percorrendo il tracciato delle sensazioni che soprassiedono al delicato alternarsi delle stesure segniche e che solo un vero artista può rendere immediate alla vista. I soggetti, resi con questa intensità e drammaticità, sono ritratti nelle loro caratteristiche essenziali e divengono frammenti di quotidianità sospesi in una dimensione di intenso lirismo.

Firenze, 10 -13 Novembre 2016  

vittorio sgarbi

C'é il chiaro e c'é lo scuro, ciò che si offre alla luce e ciò che ad essa si nega. E lo scuro sta sotto, facendo da sfondo piatto, assoluto, sul quale si staglia il rilievo del chiaro, non sempre compatto, ma frastagliato per sottrazione al suo interno, in modo da far vedere il sottostante. Nulla deroga da questa legge suprema, adottata come vero e proprio metodo tecnico ed espressivo, nelle tarsie lignee del laziale Paolo Pezzato, musicista oltre che scultore.
Tarsie di antico sapore artigianale che rappresentano, però, in modo assai realistico, in particolare volti umani in special modo, spesso di celebrità, prendendo a riferimento la modernità iconografica diffusa dai mass media, in particolare dalla fotografia, secondo caratteri simili a quelli a suo tempo introdotti dalla Pop Art.
Tarsie che, nelle intenzioni di Pezzato, non mancano di darsi anche come test ottici, verificando la nostra capacità di associare forme e di identificarle rispetto ad altre già codificate man mano che la nostra distanza da esse aumenta.
E’ chiaro, Pezzato non è interessato a rappresentare persone o cose, ma immagini, come se godessero di una certa quale autonomia rispetto ai loro referenti. E non immagini fissate, per così dire, predefinite nella loro fruizione, ma nel pieno di un processo che dalla percezione sensoriale conduce all'elaborazione mentale del percepito.
Ridurre tutto il visibile a un'alternanza binaria fra chiaro e scuro non è solo un espediente tecnico. Dietro di esso c'è una precisa riflessione estetica che, per certi versi, si contrappone allo logica dominante di tanta storia dell'arte, volta a individuare, nella resa mimetica del reale, l'importanza cruciale del valore mediano, che sia il grigio dell'ombreggiato o il soffuso della mezza luce.
Pezzato rinuncia volontariamente all'intermedio, come se fosse divagazione, distrazione rispetto alla vera centralità del discorso, il funzionamento delle nostre impressioni visive, le uniche ad essere davvero reali ogni qual volta i nostri occhi si trovano a osservare qualcosa. Credere che in questo gioco non sia la mente a fare il buono e il cattivo tempo è la più grande delle illusioni.

Paolo Levi

Testo critico del Prof. Paolo Levi tratto dal filmato-documentario “Paolo Levi incontra Paolo Pezzato” (2014).

Quando penso alla ricerca di Paolo Pezzato subito mi vengono in mente i pezzi della “Genesi” (cap. 1, verso 1): “E all'inizio era il caos”.
Da vicino siamo ingannati e abbiamo esattamente questa costante frantumazione… e poi, allontanandosi, abbiamo il miracolo, il ritorno dell’unità, della ricostruzione e della riconciliazione dei vari elementi, perché Pezzato distrugge ma distrugge per ricostruire, per dare un senso alla figura, alle sue figure.
Il Cristo (riferito all’opera "Gesù di Nazareth"), è un Cristo proletario, un Cristo povero che ha un manto sul capo e quindi questo pezzo, questo “gioiello”, che dico una decomposizione ricomposta, è un” gioiello” perché c’è tutta la sensibilità di Pezzato che ha tramutato questo Gesù in una preghiera.
E’ un artista contemporaneo che opera nella totale essenzialità con il legno, che è povero, ma questo materiale povero lui lo esalta con questi fondi neri, lo esalta con il colore e la tinta del pioppo vergine e neutrale.
Pezzato cerca esattamente, come Diogene, l’Uomo e la magia di Pezzato è proprio questa: ha saputo interpretare il dramma interiore di questo attore (riferito all’opera “Il Postino - Massimo Troisi"), con pochi pezzi impaginati sul fondo nero al punto tale che anche lo psicologismo, la psicologia di questo attore noi la possiamo afferrare immediatamente. E quindi c’è da chiedersi se quest’opera di Pezzato abbia una sua “sacralità”.
Pezzato è un poeta. Ha una sua carica religiosa assolutamente inedita. E lui, grazie al legno, ritrova se stesso, tagliando, segando, pulendo, distruggendo, in un’operazione astratta, direi quasi drammatica, di totale dissolvimento. E’ un lavoro di una delicatezza pazzesca perché dalla sua fragilità immaginifica egli, quasi come un’intima preghiera, cerca di ricostruire l’invisibile del caos rendendolo visibile. L’arte di Pezzato è proprio questa: di saper cogliere, prima smembrando e poi riunendo, la santità di ogni cosa.
Non ci si ferma a pregare subito davanti alle sue opere ma ci si fa il segno della croce quando si ha consapevolezza.

Paolo Levi incontra Paolo Pezzato