Paolo Pezzato

Nasce a Montefiascone in provincia di Viterbo, proprio al centro della via Francigena. Fin da bambino mostra spiccate inclinazioni artistiche, in particolare per la musica, che ha sempre coltivato come autore e compositore. Il suo percorso accademico lo chiama altrove. Laureato in Giurisprudenza, si realizza in ambito pubblico diventando Dirigente Amministrativo della ASL Viterbo, anche se la passione artistica trova comunque in lui strade straordinarie per esprimersi.
Artista di rilievo definitosi “autodidatta per scelta”. Dopo anni d’impegno nella musica, nell’intarsio ed in generale nella lavorazione del legno per puro hobby, decide di collaudare la sua personalissima ed unica tecnica di “pitto-scultura” motivo del suo repentino quanto inaspettato successo arrivato subito con l’esposizione delle prime opere in pubblico. 

Paolo Pezzato

Viene invitato ad esporre in numerose mostre sia in Italia che all’Estero, oltre ad essere pubblicato su riviste e cataloghi del settore. Tra le esposizioni e i premi ricevuti ricordiamo:
- la “Biennale della Creatività” Verona, 2014. Il riconoscimento che ne consegue riporta la seguente motivazione: “Per il valore artistico manifestato. Un talento eccelso e sensibile”;
- la “Biennale Europea Paris”, Parigi 2014, con la seguente motivazione: “Pour le talent artistique qui émerge de ses prestigeuses oeuvres”;
- il Premio Internazionale Medaglia d’oro “Maison des Artistes”, conferitogli dall’Università La Sapienza di Roma nell’aprile 2015 con la seguente motivazione: “Artista poliedrico, inventore di una innovativa tecnica che fonde fotografia, pittura, scultura, artigianato, con l’uso particolare del legno su fondo nero, tale da fare emergere i tratti somatici e psicologici dei personaggi della nostra società più attuali e nei soggetti sacri in cui Cristo diventa carne. Una pangea lontana che per il fruitore vicino si fa Esperienza, Vita e rara Bellezza spirituale, sensuale, eterea”;
- nel 2016 viene invitato alla 29esima edizione del Premio internazionale “Urbis ed Artis”, a Roma nella Pontificia Università teologica San Bonaventura Seraphicum, dove espone insieme alle opere dei grandi del novecento tra cui Renato Guttuso, Emilio Greco, Giorgio De Chirico;
- sempre nel 2016 partecipa a Firenze all’evento “Contemporanei nella città degli Uffizi”, dove gli viene conferito il premio con il seguente testo critico: “La sua valida testimonianza artistica comprova l’elevato valore stilistico compositivo del suo operato”;
- nel 2018 riceve il “Premio Internazionale Brunelleschi”a Palazzo Ximenes Panciatichi di Firenze.
La sua Sindone è collocata permanentemente nel Museo della Sindone, a Torino.
Tra le pubblicazioni più importanti ricordiamo i volumi: “Protagonisti dell’Arte” e “La Scultura” a cura di Paolo Levi.
A seguito di una selezione promossa da Vittorio Sgarbi per il progetto editoriale “I maestri dell’arte contemporanea”, Paolo viene scelto ed inserito nel volume “MAESTRI” e successivamente scelto ed inserito tra gli artisti del volume “ITALIANI”. Il Prof. Sgarbi seleziona ancora Paolo, tra un limitatissimo gruppo di artisti, per la realizzazione di un accurato testo critico in quanto artista particolarmente valido sia dal punto di vista stilistico che tecnico.

  • LA TECNICA

    Pitto-sculture: un gioco cromatico tra luci e ombre

    La pitto-scultura è una tecnica unica che Paolo ha elaborato nel corso degli anni come autodidatta. Tale tecnica, basata sul bi-cromatismo, si realizza con un intarsio di legno di pioppo chiaro, che rappresenta la luce, su fondo nero. Tutto ciò permette all’occhio di percepire quello che il cervello deve elaborare.
    Ci sono delle differenze stilistiche tra le prime opere e le ultime realizzate, nelle quali i tratti si fanno sempre più raffinati ed essenziali.
    “Il mio lavoro si basa proprio sullo scorporo della luce così come traspare da un ritratto fotografico – spiegò lui stesso – l’immagine si ricompone solo a distanza con l’evidenza tipica di un’immagine fotografica”.
    “Forse sono uno degli ultimi nostalgici del lavoro manuale. Per le mie realizzazioni non riesco ad adoperare niente che faccia parte della modernità. Sono probabilmente una persona d’altri tempi. Confido solo nelle potenzialità del cervello, dello spirito e delle mani. Con questi tre mezzi cerco di realizzare qualcosa”.

  • LA CRITICA

    L’apprezzamento della critica

    Valenti critici d’arte hanno parlato di lui. In particolare, il Prof. Paolo Levi e Vittorio Sgarbi non hanno mancato di sottolineare l’interesse della produzione di Paolo Pezzato e della sua tecnica.
    Nel 2013 il Prof. Levi ha dedicato a Paolo un docu-film (“Paolo Levi incontra Paolo Pezzato”) tuttora disponibile in rete su You Tube.

     Successivamente su proposta dello Storico dell’Arte Viviana Normando, Paolo fu insignito con il prestigioso Premio Internazionale Medaglia d’oro “Maison des Artistes” conferitogli nel 2015 presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Roma  “La Sapienza” e riservato alle personalità che si sono distinte nei settori della Cultura, dell’Arte, della Scienza e dell’impegno sociale.
    “Artista poliedrico – si legge nella motivazione al riconoscimento – inventore di una innovativa tecnica che fonde fotografia, pittura, scultura, artigianato, con l’uso particolare del legno su fondo nero, tale da fare emergere i tratti somatici e psicologici dei personaggi  della nostra società più attuali e nei soggetti sacri in cui Cristo diventa carne. Una pangea lontana che per il fruitore vicino si fa Esperienza, Vita e rara Bellezza spirituale, sensuale, eterea”.
    Professionista indefesso delle istituzioni, ebbe a dire la Dott.ssa Viviana Normando, uomo straordinario, dalla nobiltà d’animo, dalla sensibilità e raffinatezza rare, tale da conciliare, con la ricerca, la pragmacità più impeccabile al senso compiuto ed al tempo stesso libero, anelato e sublime dell’Arte. Amori ispiratori, sua moglie Serenella e suo figlio Lorenzo.

Recensioni

  • Vittorio Sgarbi

    C’è il chiaro e c'è lo scuro, ciò che si offre alla luce e ciò che ad essa si nega. E lo scuro sta sotto, facendo da sfondo piatto, assoluto, sul quale si staglia il rilievo del chiaro, non sempre compatto, ma frastagliato per sottrazione al suo interno, in modo da far vedere il sottostante. Nulla deroga da questa legge suprema, adottata come vero e proprio metodo tecnico ed espressivo, nelle tarsie lignee del laziale Paolo Pezzato, musicista oltre che scultore.
    Tarsie di antico sapore artigianale che rappresentano, però, in modo assai realistico, in particolare volti umani in special modo, spesso di celebrità, prendendo a riferimento la modernità iconografica diffusa dai mass media, in particolare dalla fotografia, secondo caratteri simili a quelli a suo tempo introdotti dalla Pop Art.
    Tarsie che, nelle intenzioni di Pezzato, non mancano di darsi anche come test ottici, verificando la nostra capacità di associare forme e di identificarle rispetto ad altre già codificate man mano che la nostra distanza da esse

    È chiaro, Pezzato non è interessato a rappresentare persone o cose, ma immagini, come se godessero di una certa quale autonomia rispetto ai loro referenti.
    E non immagini fissate, per così dire, predefinite nella loro fruizione, ma nel pieno di un processo che dalla percezione sensoriale conduce all'elaborazione mentale del percepito. Ridurre tutto il visibile a un'alternanza binaria fra chiaro e scuro non é solo un espediente tecnico, dietro di esso c'è una precisa riflessione estetica che per certi versi si contrappone alla logica dominante di tanta storia dell'arte, volta a individuare, nella resa mimetica del reale, l'importanza cruciale del valore mediano, che sia il grigio dell'ombreggiato o il soffuso della mezza luce aumenta.  Pezzato rinuncia volontariamente all'intermedio, come se fosse divagazione, distrazione rispetto alla vera centralità del discorso, il funzionamento delle nostre impressioni visive, le uniche ad essere davvero reali ogni qual volta i nostri occhi si trovano a osservare qualcosa. Credere che in questo gioco non sia la mente a fare il buono e il cattivo tempo é la più grande delle illusioni.

  • Sandro Serradifalco

    SERRA INTERNATIONAL ITALIA - Commento di Sandro Serradifalco alla motivazione della premiazione di PAOLO PEZZATO in occasione della manifestazione CONTEMPORANEI NELLA CITTA’ DEGLI UFFIZI”
    I lavori di Paolo Pezzato si distinguono per la complessità di un comporre che si risolve in leggerezza ed eleganza.

     Il Maestro calibra sapientemente la tensione tra lo sfondo nero e gli elementi lignei che emergono dando solo l’idea del soggetto rappresentato, lasciando alla mente ed alla fantasia dell’osservatore il compito di completare l’immagine.  L’Artista dà vita a una lettura liricamente sospesa del reale: con il suo linguaggio espressivo assolutamente originale, riesce a creare un sottile gioco di contaminazioni tra spazio, forma, colore e materia laddove tutto si frantuma animato da un’energia aggraziata.  L’osservatore riesce a percepire il mondo filtrato dallo sguardo dell’Artista, a penetrare nella sua soggettività, percorrendo il tracciato delle sensazioni che soprassiedono al delicato alternarsi delle stesure segniche e che solo un vero Artista può rendere immediate alla vista. I soggetti, resi con questa intensità e drammaticità, sono ritratti nelle loro caratteristiche essenziali e divengono frammenti di quotidianità sospesi in una dimensione di intenso lirismo.

    Firenze, 10 -13 Novembre 2016                                             

  • Paolo Levi

    Testo critico del Prof. Paolo Levi tratto dal filmato-documentario (“Paolo Levi incontra Paolo Pezzato” 2014) sulle opere lignee di Paolo Pezzato

    Quando penso alla ricerca di Paolo Pezzato subito mi vengono in mente i pezzi di “Genesi”, capitolo 1 e, soprattutto, il verso 1 “E all’inizio era il caos”.  Da vicino siamo ingannati e abbiamo esattamente questa costante frantumazione… e poi, allontanandosi, abbiamo il miracolo, il ritorno dell’unità, della ricostruzione e della riconciliazione dei vari elementi, perché Pezzato distrugge ma distrugge per ricostruire, per dare un senso alla figura, alle sue figure. Il Cristo (riferito all’opera Gesù di Nazareth), è un Cristo proletario, un Cristo povero che ha un manto sul capo e quindi questo pezzo, questo “gioiello”, che dico una decomposizione ricomposta, è un” gioiello” perché c’è tutta la sensibilità di Pezzato che ha tramutato questo Gesù in una preghiera. E’ un Artista contemporaneo che opera nella totale essenzialità con il legno che è povero ma questo materiale povero lui lo esalta con questi fondi neri, lo esalta con il colore e la tinta del pioppo vergine e neutrale. Pezzato cerca esattamente, come Diogene, l’Uomo e la magia di Pezzato è proprio questa: ha saputo interpretare il dramma interiore di questo attore (riferito all’opera “Il Postino” - Massimo Troisi), con pochi pezzi impaginati sul fondo nero al punto tale che anche lo psicologismo, la psicologia di questo attore noi la possiamo afferrare immediatamente. E quindi c’è da chiedersi se quest’opera di Pezzato abbia una sua “sacralità”. Pezzato è un poeta. Ha una sua carica religiosa assolutamente inedita. 

    E lui, grazie al legno, ritrova se stesso, tagliando, segando, pulendo, distruggendo, in un’operazione astratta, direi quasi drammatica, di totale dissolvimento. 
    E’ un lavoro di una delicatezza pazzesca perché dalla sua fragilità immaginifica egli, quasi come un’intima preghiera, cerca di ricostruire l’invisibile del caos rendendolo visibile. L’arte di Pezzato è proprio questa: di saper cogliere, prima smembrando e poi riunendo, la santità di ogni cosa” (Viterbo, 26 giugno 2013).
    “Non ci si ferma a pregare subito davanti alle sue opere – ha detto Paolo Levi che ha incluso Pezzato anche nelle sua attività editoriali circa i pittori contemporanei – ma ci si fa il segno della croce quando si ha consapevolezza”. E’ quando l’arte incontra la Fede che accade il miracolo, nel connubio della pittura e scultura, ove il taglio naturale ed artigianale del legno operato da Pezzato, restituisce la realtà, dalla complessità alla leggerezza ed eleganza, dall’avvicinamento, all’allontanamento, dalla dissoluzione all’unità, dove avviene il mistero “dell’accordo con la lontananza e la certezza della vicinanza”, nella riconciliazione con Cristo, con cui alla fine Pezzato è stato in simbiosi nella malattia, con Cristo Risorto, con il Creatore ed il Creato.

Alcune delle sue opere

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